Horizon Zero Dawn Recensione: Un viaggio alla ricerca della verità

La fatica più importante di Guerrilla Games, Horizon Zero Dawn uscì a marzo 2017 per PlayStation 4 e fin dal lancio del primissimo trailer nell’ormai lontano 2015, fu chiaro che esso sarebbe divenuto una nuova IP dotata di forte potenza e identità, complici la sua trama, il vasto mondo di gioco e la cura dedicata al gameplay.

In onore di Horizon II – Forbidden West, prossimo all’uscita (2021), sembra più che giusto soffermarsi su questo primo capitolo, la cui narrazione profonda ne costituisce l’elemento cardine e segue le fila del classico tema del mondo futuristico che si ritrova a doversi risollevare in seguito ad un evento apocalittico. Nell’avventura vestiremo i panni di Aloy, un’emarginata, assalita continuamente da dubbi riguardanti le sue origini e del motivo per cui è stata estromessa dalla società tribale dei Nora. Lo spessore narrativo di Horizon Zero Dawn è palpabile, in quanto fin dai primi momenti di gameplay il giocatore, empatizzando con Aloy, viene investito di curiosità. A condire il prologo, entra subito in gioco l’elemento futuristico. In un momento ad alto carico emotivo, la ragazza precipita in una caverna che scopriamo essere uno dei pochi resti pervenuti dei “Predecessori”, cioè la civiltà vissuta prima dell’evento catastrofico. Aloy viene così a contatto con un dispositivo molto particolare: il Focus, il quale consentirà al giocatore di studiare gli avversari e i loro movimenti durante una battuta di caccia o un’irruzione presso un accampamento di banditi.

Il viaggio principale di Aloy durerà una ventina di ore e porrà fine ai suoi dubbi e le farà scoprire finalmente le sue radici famigliari, nonché i motivi per cui la civiltà dei Predecessori sia eclissata un millennio prima. La narrazione è coinvolgente grazie alla storia magistralmente trattata e alla narrazione scorrevole, eccezion fatta per le battute finali, improntate ad un’accelerazione di trama che risulta distante dai primi tre quarti di plot.

Dopo quattro anni dall’uscita di HZD, si può affermare che Aloy è diventata un’icona di PlayStation, sia per quanto riguarda lo stile con cui è stata ideata, sia per quanto concerne il suo essere provocatoria, curiosa, alle volte egoista ma anche una donna più avveduta di coloro che vivono nella sua stessa epoca.

Altre protagoniste di Horizon sono senza dubbio le macchine, creature dotate di un concept design simile a quello degli animali: attaccano in modo credibile (a differenza dei nemici umani, dotati di una IA debole) seguendo il loro “istinto selvaggio” che, paradossalmente va a contrastare con la loro natura robotica. Esse potranno essere distrutte grazie all’ampio ventaglio di armi elementali a nostra disposizione, che dovranno essere scelte con cura per poter sfruttare a pieno le debolezze di ciascuna macchina. Per quanto riguarda gli aspetti più propriamente ludici, si può constatare che Horizon è a tutti gli effetti un ottimo action RPG: il combat system basato sulle lunghe distanze costituisce la qualità che meglio eccelle in termini di gameplay. La nota di demerito è dedicata al combattimento in mischia: marginale, frustrante e totalmente impreciso, tanto da dar vita, in più di qualche occasione, a compenetrazioni fisiche della protagonista in elementi grafici. Altri difetti riscontrati sono inerenti a delle imperfezioni di Lip Sync e carenza nell’espressività nei volti.

Emerge un enorme sforzo, infine, da parte di Guerrilla di fornire ai giocatori un’esperienza mozzafiato: l’imponente open world abbonda di ambienti diversificati, quest secondarie e di collezionabili da scovare che aiutano ad assorbire sempre più informazioni inerenti ai Predecessori. Nonostante il dinamismo della mappa, non si rileva un calo di frame (ancorato ai 30 fps).

In definitiva, Horizon Zero Dawn è convincente se non per qualche sbavatura e degno di essere considerato il primo capitolo di una “nuova” IP destinata a diventare un cult del medium videoludico. Il voto, per tutte le ragioni sopra analizzate, non può che essere un 9.

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